Viviani prova il bolide Pinarello – Ciclismo e tecnologia. Presa “l’impronta” sulla quale verrà modellata la bici da pista simile a quella di Wiggins

166TREVISO Immobile, concentratissimo. Le mani protese sul manubrio. Il corpo a cercare il feeling ideale con il Bolide HR, la bici del primato dell’Ora di Bradley Wiggins. La livrea tricolore, il tubo orizzontale azzurro a ricordare l’obiettivo. A scrutarlo c’è Dimitris Katsanis, ingegnere inglese di origini greche con notevole esperienza nell’aerodinamica e trascorsi in ambito aerospaziale.

Con un curioso marchingegno ne sta scannerizzando la posizione. Pochi centimetri possono fare la differenza e trasformarsi fra sette mesi in secondi (e punti) preziosi. Katsanis porterà i dati in Inghilterra, dove attraverso una stampante 3D realizzerà un manubrio su misura in titanio sinterizzato. No, non è il quartier generale della Mercedes. Né l’osservato speciale è Lewis Hamilton. Lo studio viene effettuato alla fabbrica Pinarello, a Fontane. Dove il ciclismo sembra Formula Uno, dove bicicletta e F1 non sono mai stati così vicini.

L’invitato speciale di Fausto Pinarello è Elia Viviani, grande speranza di medaglia alle RiOlimpiadi. Settore pista, specialità Omnium. La caccia al titolo scatta ufficialmente dal “laboratorio magico” dei trionfi di Indurain e Froome. Il campione veronese, svezzato alla Marchiol e alla seconda stagione con Sky, è appena rientrato dal San Luis, in Argentina. Al briefing partecipano anche il commissario tecnico Davide Cassani, il collega dei dilettanti Marino Amadori e il responsabile pista Marco Villa. La stagione più importante della carriera richiede la massima attenzione ai dettagli. «È nel carattere di Viviani prepararsi alla perfezione con anticipo», osserva Villa. In attesa del Brasile, il manubrio personalizzato potrebbe essere già testato a inizio marzo nella rassegna iridata di Londra.

«All’Olimpiade ce la giocheremo in sei», riflette Elia, «Da battere ci sono Gaviria, il campione olimpico in carica Hansen e il francese Boudat. Il Mondiale permetterà di fare il punto sui tempi: voglio arrivare già con una condizione buona e migliorarmi rispetto all’anno scorso».Le polemiche della volata in Argentina con Mareczko sono alle spalle. «È una stagione persino troppo piena, i picchi di forma importanti saranno per Giro e Olimpiade. Preferisco essere all’80% alla corsa rosa e al 120% a Rio che viceversa», precisa, «Sono partito con il piede giusto, riprenderò la prossima settimana a Dubai per cercare la prima vittoria. Sbloccarsi subito per un velocista è fondamentale. Poi lavorerò 20 giorni a Montichiari, correrò Nieuwsblad e Kuurne-Buxelles-Kuurne. Quindi Mondiale su pista, Tirreno, Sanremo, classiche con la Roubaix. Un blocco di 20 giorni per preparare il Giro. Dopo la corsa rosa, mi concentrerò sulla pista per l’Olimpiade. Quindi vedremo il da farsi per il Mondiale su strada».

Viviani è stakanovista d’altri tempi: «Ma non ho paura di riposare e mai ho tirato dritto: 20 giorni di stacco in novembre li faccio ogni anno. Non è un problema nemmeno allenarmi per un’ora. E se piove, non mi vengono remore e rimango a casa. La passione per la pista è nata con i risultati internazionali in gioventù. La possibilità di alzare il tiro con l’Olimpiade mi ha spinto a proseguire. E poi la pista mi dà il cambio di ritmo, m’insegna a valutare vento e traiettorie. Quando torno in strada, sono più esplosivo». Gli accorgimenti appresi sui velodromi gli sono serviti anche per dribblare la maxi-caduta che al San Luis ha coinvolto Malori: «Spero si riprenda il più in fretta possibile. Io l’ho schivata per un pelo. Ero nelle prime posizioni, poco dietro Adriano. Ho dovuto sganciare il piede. È finito nei raggi di una ruota vicina, la scarpa ha resistito. Non c’entra l’inesperienza dei piccoli team: tre-quattro davanti erano World Tour. Non c’entrano nemmeno i materiali. C’è sicuramente stress, dobbiamo darci una calmata. Portare i corridori da 200 a 140 può essere la soluzione».

Mattia Toffoletto

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